Iraq: i bambini non vanno più a scuola
ONU – Dal 2003, anno d’inizio della seconda guerra del Golfo, due milioni di bambini iracheni sono stati costretti ad abbandonare la propria casa. Effetto collaterale di questo esodo è stato il crollo del tasso di scolarità.
Secondo l’Unicef, fino al 2005 il 75 per cento dei ragazzi iracheni si recava regolarmente in classe. Oggi, è solo il 30 quello che frequenta un corso di istruzione primaria. L’instabilità dei territori, l’inaccessibilità delle risorse idriche e la difficoltà di procurasi da mangiare hanno scoraggiato i genitori a mandare i loro piccoli in aula. Le poche strutture rimaste sono sovraffollate e la qualità degli insegnamenti è spesso minima. Il pericolo è quello che questi bambini cadano nelle mani di organizzazioni terroristiche, disposte a fornire loro un’istruzione orientata a trasformarli in soldati.
Per questo motivo l’Unicef ha avanzato la richiesta di disporre di 42 milioni di dollari per provvedere al soccorso dei bambini iracheni e di quelli che sono sfollati con le famiglie in Siria e Giordania. “Gli aiuti umanitari offrono una piccola speranza. Se si vuole garantire un futuro all’Iraq bisogna investire sulle generazioni più giovani - ha spiegato Daniel Toole, vice direttore dell’Unicef e capo delle Operazioni di emergenza -. Con questi fondi cercheremo di garantire ai più deboli acqua, servizi medici di base ed educazione”.
Un servizio della Cnn mostra come vivono i bambini iracheni
L’Unicef aiuterà anche i governi giordani e siriani a realizzare servizi sociali di qualità per la crescente popolazione di bambini iracheni presente sui loro territori. La priorità di questo programma è dunque quella di assicurare alle generazioni che dovranno ricostruire l’Iraq un facile accesso ai corsi di istruzione e alle strutture sanitarie ed evitare che cadano vittime dello sfruttamento. “Il divario culturale che si sta creando - ha detto Roger Wright, rappresentante speciale dell’Unicef per l’Iraq – è un pericolo per la futura stabilità del Paese. Dobbiamo colmarlo prima che sia troppo tardi”.
Ma le cattive notizie non viaggiano mai sole. La scorsa settimana alcuni sospetti casi di colera sono stati accertati. Il pericolo che con l’arrivo dell’estate scoppi un’epidemia, che colpirebbe soprattutto i bambini, è reale. Se si verificassero questo ipotesi, le già deboli strutture sanitarie non sarebbero assolutamente in grado di fare fronte all’emergenza.
Luca Bolognini
