Archivio di Febbraio 2009

Intercettazioni: i silenzi non saranno compresi

Domenica 1 Febbraio 2009

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Pubblico una lettera inviatami da Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell'Italia dei Valori, sul disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo. Lettera che condivido.

"Caro Antonio,

con il disegno di legge sulle intercettazioni, il Governo ha avverato la profezia di Julius Von Kirchmann: “Un tratto di penna del legislatore e intere biblioteche diventano carta straccia”. Solo che, in questo caso, a diventare carta straccia sarà la legalità e lo stato di diritto n questo Paese.
Con il disegno di legge sulle intercettazioni, il Governo di fatto ha “falcidiato” uno strumento fondamentale nelle mani dei magistrati per tutelare i cittadini di fronte ad ogni forma di criminalità e corruzione. Per andare oltre ad un’immagine a te cara, questa volta non basta dire che è come togliere il bisturi dalle mani di un chirurgo ma che al chirurgo gli vogliono proprio amputare le mani.

Sono tre i passaggi “perversi” di questo disegno di legge che metteranno a serio repentaglio la sicurezza di milioni di cittadini e che consentiranno alla criminalità organizzata di prosperare indisturbata.
Primo. Da oggi per i reati puniti con meno di 10 anni le intercettazioni sono state di fatto abrogate perché per poterle disporre occorre di fatto che si sia< già provata la colpevolezza dell’indagato. Piuttosto che intercettarlo, dunque, lo si andrebbe proprio ad arrestare.
Secondo. Fissare a 60 giorni il termine massimo per le intercettazioni, significa che, se al 59 giorno, se si scoprono ulteriori complici, tutto viene vanificato. Insomma, chi delinque continuerà indisturbato a farlo.
Terzo. Se, nei casi di estorsione, il Governo pretende che sia la persona offesa a chiedere le intercettazioni, in realtà come il Sud del nostro Paese, la battaglia contro il pizzo sarà vanificata per sempre.
Per tutte queste ragioni, ritengo che la riforma delle intercettazioni sia un atto di eversione costituzionale, un attentato alla sicurezza dello Stato, un resa definitiva del Paese alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta.

Di fronte a questo scempio, che >segna la vittoria di Berlusconi e dei falchi oltranzisti, non ci sono giustificazione degli alleati che tengano. E’ la sconfitta, senza mezzi termini, di Fini, di An, della Lega e di tutti quelli che, a parole, si professano e si dichiarano difensori della legalità. E’ il più grande regalo della storia del nostro Stato ad ogni forma di criminalità.
Ebbene, di fronte a tutto questo, ci aspettiamo, anzi, diamo per scontato, che le più alte cariche dello Stato, si opporranno a questa tragica scelta. Perché questa legge è ancora più grave del lodo Alfano, perché se il lodo Alfano è una norma eticamente vergognosa poiché garantisce l’impunità ad un uomo, questa sulle intercettazioni è socialmente devastante perché compromette la sicurezza e la libertà di milioni cittadini. Ed è proprio per questa ragione che siamo convinti che tutte le più alte cariche dello Stato comprenderanno che qui sono in gioco valori fondamentali di fronte ai quali, questa volta, silenzi o i mancati contrasti non saranno compresi in quanto rappresenterebbero un danno per il Paese.

Per il supremo rilievo dei valori in campo, il dibattito intorno a questa legge rappresenterà un punto di svolta nella vita democratica e nel confronto politico e istituzionale del Paese. Per questa ragione, le uniche posizioni possibili potranno essere quelle di chi sostiene la legalità o di chi la legalità la infrange, di chi questa legge la contrasta e la combatte, nelle forme e nei modi che appartengono al proprio ruolo, e di chi questa legge la consente o la avvalla. Nel mezzo, questa volta, nessuno si potrà collocare. Perché questa volta un mezzo non c’è.

Massimo Donadi"

Giuseppe Gatì

Domenica 1 Febbraio 2009

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Viva Caselli! Viva il pool antimafia!

Un ragazzo è morto fulminato mentre lavorava. Si chiamava Giuseppe Gatì. A lui ho dedicato il primo post dell'anno. Mi aveva colpito il suo grido disperato a favore del giudice Caselli e del pool antimafia nell'indifferenza e nell'ostilità di decine di persone. Giuseppe fu bloccato, identificato e trattenuto per ore in una stanza. E' stato riportato che la sua morte è dovuta a un incidente e che è stata aperta un'inchiesta. Il blog ne seguirà gli sviluppi.
Mentre scrivo ho in mente le parole della "Canzone del maggio" di Fabrizio De Andrè:
"E se credete ora - che tutto sia come prima - perché avete votato ancora - la sicurezza, la disciplina - convinti di allontanare - la paura di cambiare - verremo ancora alle vostre porte - e grideremo ancora più forte - per quanto voi vi crediate assolti - siete per sempre coinvolti...".
Ieri è stato inserito un commento dedicato a Giuseppe che riporto.

"Stamattina Giuseppe Gatì è morto.
Incredibile, vero? Noi l’abbiamo visto con i nostri occhi e ancora non ci crediamo.
Giuseppe è morto mentre lavorava: era andato a prendere il latte da un pastore ed è morto fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ morto dentro una bettola di legno, sporca.
E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.
Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani Campobellesi, affinchè si ribellassero contro questa società sporca e meschina.
Era troppo pulito per vivere in mezzo a questo fetore e a questo schifo.
Aveva urlato “VIVA CASELLI! VIVA IL POOL ANTIMAFIA!” era stato anche criticato per questo, ma aveva smosso queste acque putride e stagnanti che ci stanno soffocando.
Era un ragazzo dolcissimo, dava amore, desiderava amore.
Suo padre oggi ha detto, distrutto dal dolore, in lacrime: “Sono sempre stato orgoglioso di mio figlio, anche se a volte ho dovuto rimproverarlo, solo perchè mi preoccupavo per lui. Ma sono orgoglioso di lui per tutto quello che ha fatto.” Giuseppe questo lo sapeva.
Anche noi, Alessia, Alice e tutti i suoi amici siamo orgogliosi di lui. Non sappiamo come esprimere il nostro dolore. Ancora non riusciamo a crederci.
Vi lasciamo con le sue parole:
'E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci'."

Gruppo dedicato a Giuseppe Gatì su Facebook

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SVILUPPI: MI TELEFONA ARTURO DIACONALE E RAGGIUNGIAMO UN ACCORDO SUL DUELLO, IL TERRENO DI SCONTRO, MODALITA’ E TUTTO IL RESTO. ECCO LA CRONACA

Domenica 1 Febbraio 2009

ORE 13 DI DOMENICA, squilla il mio cellulare.

G- Pronto?

D - Sono Arturo Diaconale.

G- Ah! il mio ex Direttore…

D - Il tuo ex… sì, sono io. Senti, ti ho appena risposto su facebook, non so se l’hai visto.

G - Non ancora

D - Beh, ti dico che non vorrei andare avanti a suon di insulti.

G- D’accordissimo, basta non insultare. Io ci sto. Ma tu mi hai pesantemente insultato e sul piano personale, non politico. Mi hai rinfacciato persino la mia carriera giornalistica.

D - Be’, tu allora hai scritto che io sono prezzolato da Berlusconi per portare via il PLI e recapitarglielo in omaggio.

G - Io non ho mai detto prezzolato. Prezzolato significa pagato. Io parlo di una operazione politica che avverso, ma che è una operazione politica. Non ho mai detto che sei prezzolato. Mentre tu mi hai rinfacciato persino mia figlia. Non so, la prossima volta dirai che non mi lavo o che mia zia non pagava le cambiali…

D- Tu mi hai insultato dicendo che io sono pagato da Berlusconi, la gente qui viene nella mia stanza e mi dice: Guzzanti sostiene che tu sei pagato da Berluscni per…

G - Be’ immagino che tu allora li sfiderai a dire dove io ho scritto che tu sei pagato o prezzolato. Io ti ho rivolto parole politicamente pesanti, ma sono parole politiche. E poi, dài Arturo, noi giornalisti e persone pubbliche non prendiamo la mazzetta sottobanco. Abbiamo altre gratificazioni…

D - Beh’ tu  hai il Parlamento. E tu non sai quello che io ho dovuto subire e quanto ho dovuto lottare per difendere la mia dignità.

G - Infatti non si capisce perché tu e Taradash non siate parlamentari, visto che in Parlamewnto oggi ci sono persone che non hanno niente a che vedere…

D - Be’ io non sono né una mignotta, né…

G - Lo so. Ma vuoi fare una operrazione politica che io detesto, e questo è il punto politico.

D- Sì, e io su quel punto politico voglio fare un dibattito pubblico e aperto.

G- E’ quello che ti ho detto. Anch’io. Ho visto che proponi i locali dell’Opinione.

D - Ma se tu potessi ottenere una delle sale di dibattito della Camera, sarebbe meglio: un luogo neutro, non so, la Sala delle Colonne..

G - D’accordo. Me ne occupo domani, La Sala delle Colonne o vicolo Valdina, vediamo che cosa è disponibile e quando. Facciamo un grande dibattito aperto, invitiamo Radio Radicale, le televisioni…

D - Invitiamo chi vuoi, facciamo una grande discussione pubblica e la finiamo di insultarci.

G - Sono perfettamente d’accordo, ma insisto: io non ho insultato nessuno rivelando quello che mi risulta essere un piano politico. Tu e Taradash invece mi avete insultato personalmente, offendendomi in maniera stupida e personale.

D - Be’ dovremnno finirla, non ti pare?

G- Perfettamente d’accordo. Allora io domani cerco la sala, ti chiamo e te la comunico. 

D - Perfetto, attendo una tua chiamata.

G - E intanto vado a render conto della nostra telefonata e darti atto che sei stato tu a prendere il coraggio a due mani e chiamarmi. 

D - Voglio dirti che io ho sempre avuto grande rispetto e considerazione per te.

G - Considerazione reciproca. Adesso prepariamoci al duello e sbraniamoci politicamente davanti a tutti.

D- Aspetto tue notizie.

G - Ciao, ti faccio sapere.