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UN MOSTRO SI AGGIRA SULL’ITALIA E SUL BLOG: IL GIANO BIFRONTE DEL BERLUSCONISMO / ANTIBERLUSNISMO, L’ULTIMO DEGLI “ISMI”. E ALLORA, AFFRONTIAMO LA QUESTIONE. ECCO CHE COSA PENSO DI BERLUSCONI OGGI, E QUAL E’ LA MIA POSIZIONE RISPETTO A SILVIO. APPUNTI DELLA LETTERA CHE MI ACCINGO A SCRIVERGLI
Giovedì 29 Gennaio 2009Su Berlusconi ho da dire questo: che ha due meriti storici di enorme importanza. Il primo è stato quello di aver stoppato un’operazione politica nel 1994 che stava per portare al potere il Pci appena ribattezzato Pds, in una fase in cui una bomba al neutrone aveva ucciso i partiti che avevano retto la Repubblica nel mezzo secolo della guerra fredda, lasciando in piedi soltanto neofascisti e comunisti.
Berlusconi creò una grande Arca di Noè con una vasta tettoia e raccolse tutti i naufraghi socialisti, repubblicani, socialdemocratici, cattolici liberali, e lanciò un ponte verso Lega e AN, un’alleanza impossibile, mettendoli insieme.
Quella coalizione resse l’urto, cadde, fu sconfitta, rinacque, vinse, fu sconfitta di nuovo, si rialzò e vinse in maniera netta un anno fa. Nel frattempo la sinistra non è più il PDS, anche se purtroppo ha perso sì la pericolosità ma non ha guadagnato in efficacia.
Il secondo merito è quello già contenuto nel primo: avere dato all’Itala una destra di governo, democratica, costituzionale, che può piacere o non piacere ma che è l’antagonista e l’alternativa della sinistra.
Questi due meriti, che agli amici di sinistra appaiono come grossi demeriti (ma hanno torto) sono giganteschi e sono entrambi ascrivibili soltanto a lui.
L’Italia aveva prima un centro democristiano egemone e una sinistra comunista egemone ma non al governo.
Oggi la democrazia italiana ha un abbozzo di bipartitismo con una coalizione di destra che regge a qualsiasi test di costituzionalità e democraticità, peraltro battezzata più volte dal consenso popolare, che è l’organismo legittimante in una democrazia.
Questi meriti sono personali di Berlusconi. Lui e soltaanto lui poteva fare un miracolo del genere e l’ha fatto.
Che cosa non ha invece fatto?
Non ha fatto, ma nemmeno ha abbozzato, tentato, accennato una rivoluzione liberale di cui l’Italia ha bisogno e per la quale il vasto movimento dei liberali (non gli iscritti o i votanti del PLI) gli avevano dato credito.
Ci ha dato buca a tutti. Alla fine ha messo al governo l’argenteria della sua famiglia, ha in pratica chiuso il Parlamento governato dai cani pastore e dall’approvazione con voto di fiducia dei decreti legge, ha creato un’opposizione di sua maestà che fa ridere i polli, ha dato così spazio e argomenti a Di Pietro (il quale HA argomenti: e il suo fornitore si chiama Silvio Berlusconi) ed ha così azzoppato la demorazia.
A questo punto anche la “semplificazione” dei partiti estinti, puzza di morte. Un pezzo di Italia notevole non ha votato e non vuole più votare e esiste una fascia larga di italiani che si sentono politicamente estranei, ostili, fregati.
Infine Putin.
Putin è un brigante internazionale. Il mio collaboratore Alexander Litvinenko è stato assassinato e morendo ha lasciato un testamento in cui ha detto che era stato Putin. In Russia i giornalisti ei liberi come me vengono ammazzati ogni giorno.
E questo sarebbe “IL NOSTRO GRANDISSIMO VLADIMIR”.
QUESTA PER ME E’ LA QUESTIONE MORALE. NON SI PUO’ ANDARE A CENA CON HITLER E FARLA FRANCA SUL PIANO POLITICO.
O CON GHEDDAFI.
Tutto ciò puzza solo di petrolio, olio, gas, benzina, miliardi di miliardi di euro, di rubli, di dollari, montagne di quattrini.
Gli intellettuali con memoria storica e capaci di pensare - Adornato Sterpa Jannuzzi DelPennino io - siamo stati tutti o fatti fuori o accantonati. E’ il momento delle soubrettes, delle paillettes, delle mignottes.
A questo punto le strade si separano. Con riconoscenza per quanto di buono è stato fatto per il Paese e con frustrazione per quano non è stato fatto.
E poiché noi non siamo al servizio di “capi” - io NON ho altro capo che me stesso e la mia coscienza, ingombrantissima - ma del popolo, proseguiamo la nostra opera senza Berlusconi e se necessario contro.
Tutto il resto del mondezzaio che gira su di me e contro di me, è puro mondezzaio italiano. Gli italianuzzi sono all’orgasmo, non pare loro vero celebrare il festival della mediocrità- Buon per loro.
Noi siamo gente tosta, aristocraica nel senso etico, e proseguiamo diritti. Riconoscendo a Berlusconi quel che è di Berlusconi.
Ma la democrazia viene prima di tutto e questa nostra patria ha bisogno di una democrazia parlamentare che finora le è stata negata da vecchi e nuovi colonialisti.
La storia non si ferma e noi la cavalchiamo come possiamo, finché non ci disarcionerà. O lei, o ci disarcionerà sorella morte che che ci spaventa soltanto per il timore di non aver finito il nostro lavoro prima che venga ad esigere la sua libbra.
TARADASH SCRIVE: NON CREDERE A QUEL CHE TI HANNO DETTO. VOGLIAMO LE PRIMARIE, MA MAI A SINISTRA. LA MIA RISPOSTA: BERLUSCONI HA DATO QUEL CHE POTEVA, DA ADESSO MAI PIU’ SOTTO IL SUO COMANDO. QUANTO ALLA SINISTRA, SI TRATTA DI CHIAMARE GLI ITALIANI DELUSI DI TUTTE E DUE LE PARTI PERCHE’ E’ FINITA LA DISTINZIONE MEDIOEVALE FRA DESTRA E SINISTRA. E’ ORA DI LIBERTA’, VERITA’ E DEMOCRAZIA
Mercoledì 28 Gennaio 2009SCRIVE TARADASH
Caro Paolo, chiedi alcuni chiarimenti, sulle primarie e sulle alleanze. Confermo quello che già ti hanno scritto Gionata Pacor e Fabio Pazzini. Le primarie le vogliamo eccome, e regolamentate per legge. Quindi, Paolo, attendiamo la tua proposta, anche se siamo sicuri - come te, immagino - che non avrà seguito in questo parlamento. Occorre impegnarsi in ogni modo e sede per cambiare. o almeno denunciare, questa legge che ha formalizzato il carattere oligarchico del sistema politico italiano trasformando il parlamento in un’assemblea delle onorificenze.
Sul rapporto fra Pli e Pdl: non è intenzione mia né di Diaconale portare il Pli nel Pdl. L’Ho detto e ripetuto sin dall’inizio (ma se non ti vogliono ascoltare hai voglia a gridare!). Anzi, la mia decisione di ri-iscrivermi al Pli (dopo la felice esperienza nella Gli che feci nel pleistocene, fra i 18 e i 25 anni) nasce proprio dalla convinzione che questo Popolo della Libertà, se nascerà, nascerà da una mediazione al ribasso, che probabilmente chiuderà anche gli ultimi spiragli di partecipazione politica sopravvissuti in Fi e An all’avvitamento organizzativo.
Sulle alleanze: visto che un partito non è una fondazione culturale e gli elettori si aspettano, o dovrebbero aspettarsi, anche qualche capacità di incidere sulla realtà, il problema me lo pongo. Il mio slogan è: da soli se necessario, col Pdl se possibile, a sinistra mai. Dove “se necessario” significa se non si creano le condizioni per affermare in piena libertà la propria diversità su ogni tema, a partire dalle libertà civili, dalla difesa del mercato, dalla democrazia politica; se possibile (col Pdl) significa se viene riconosciuta la dignità di cui sopra e dato nell’alleanza lo spazio che ci saremo meritati e guadagnati; mai (a sinistra) perché con questo Pd, un fritto misto di postcomunisti, cattocomunisti e cattolici ultrà, con Di Pietro e la banda giustizialista, con gli antagonisti, antiamericani, antisionisti, antitav e antitutto non c’è ragione di alleanza. Sono convinto, oltretutto, che gli elettori che cercano soluzioni liberali, generalmente le cercano a destra, e, visto che in gran parte non le trovano, potrebbero forse interessarsi a un Pli che uscisse dal suo lungo letargo. A sinistra non credo siano molti a cercarle, e in ogni caso sarebbe difficile per chiunque far meglio o di più dei radicali.
Ecco qua. Capisci bene che quanto ti scrivo, e ho scritto in queste settimane, non si concilia per nulla con quel che ti hanno raccontato sull’input dall’alto dei cieli, che non c’è stato (e, visto che mi conosci, non ci poteva essere). Ma se tutto questo piccolo imbroglio è servito a rimetterci in contatto e a far scoccare la scintilla di un’iniziativa che veda unite le nostre buone e indomite volontà, evviva!
RISPOSTA DI GUZZANTI
Caro Marco, il piccolo imbroglio, come lo chiami, è produttivo. Mi ha detto De Luca che Diaconale è rimasto molto male ed ha avuto parole aspre. Poco male. Io non ho accusato te e Arturo di malvagità. Ho riferito quel che in molti mi hanno detto: e cioè che era in corso una operazione politica, perfettamente legittima e che io non desidero per il bene degli italiani liberi, o maglio: aspiranti liberi.
Sono felice di poter immaginare un cammino insieme, ma voglio essere però drasticamente chiaro, come è mio costume. Io penso che oggi l’area liberale (ancora) non esista e vada costruita.
Penso che Berlusconi abbia tradito tutto il grande popolo di chi voleva un’Italia che compisse la rivoluzione liberale che ci è stata negata dalla storia a causa della chiesa, del partito comunista (1921) e del partito fascista (1922 e poi 1925).
Poi la guerra fredda e la Dc e tutto quel che sappiamo: è la nostra vita.
Berlusconi – politicamente e idealmente – ha tradito. Ha fatto un’altra cosa che io lodo costantemente e che gli riconosco come merito: ha costruito un partito il partito democraticamente affidabile di destra che mancava. Ce l’ha fattaà, è al governo, la democrazia ha avuto una gamba che non aveva. Non è una bella gamba, ma può migliorare. E’ la gamba liberale? Assolutamente no. E’ la gamba di destra.
Ora manca la gamba di sinistra per far marciare la democrazia. Il PD è purtroppo un abortino. La sinistra radicale è scomparsa colpita dal meteorite elettorale, il dipietrismo avanza su una prateria non presidiata e proponendo come forma di costituzione il codice penale.
Dunque io non dirò mai come te “mai a sinistra”, non perché io voglia fare o trasformare un partito liberale in una forza di sinistra, ma perché penso che un tale partito DEVE essere un punto di approdo, un rifugio, una Tortuga, un porto franco, per tutti i delusi del bipartitismo.
Io sono per il bipartitismo, ma all’americana: non un partitone sovietico/fascista come il Frankestein che sta nascendo (pieno di ottime menti anche liberali, ma ibernate nella glaciazione) ma una miriade di partiti, fondazioni, lobbies, giornali, gruppi di opinione, che soltanto in fase elettorale si costituiscono in cartello e praticando le primarie creano le liste volute dagli elettori.
Ma oggi il bipartitismo è malato, è già morto e puzza e spurga tossine. Siamo già in camera di rianimazione e un Partito liberale è esattamente quella stanza in cui cure speciali ed energiche vengono somministrate.
Dunque due sono le differenze che colgo fra la tua e la mia linea politica, ferme restando le numerose e solide coincidenze.
La prima è che io non credo più assolutamente nel valore trainantem propulsivo, buono di Berlusconi e del berlusconismo. Quel poco che poteva dare l’ha dato, capitolo chiuso, avanti il prossimo. Dunque io sono pronto a impugnare le armi che non ho, pur di impedire che il PLI possa un giorno, inavveritamente, finire nella sua panoplia di teste tagliate, partiti svuotati, zombies.
La seconda differenza sta nel fatto che io credo nell’apertura agli italiani di sinistra, che non devono essere respinti ma attratti, soddisfatti, compresi, assimilati perché accolti. Io sul mio blog ho già realizzato questo picolo esperimento in vitro: gente di dx e sx si parla, promuove e vuole le stesse cose.
Ne abbiamo piene le palle del mondo tolemaico e pre-galileiano della destra e della sinistra. E’ l’ora della verità. E’ l’ora della libertà. E’ l’ora della responsabilità. E’ l’ora della democrazia,
Quindi: mai più con Berlusconi come leader, e apertura all’Italia delusa sia dal PDL che dal PD.
Vedi bene che non è cosa da poco. Io sono un pazzo sconsiderato e ci credo.
Credere porta fortuna.
Essere onesti – e tu lo sei, come certamente lo è Diaconale – porta fortuna se si è anche promotori di un grande progetto. Prima di tutto sognare e progettare l’impossibile.
Questo è il sogno di Obama, la lezione di Obama, e te lo dice uno che era per McCain finché non ho visto Obama esporre la sua politica.
Allora: riusciremo a lavorare insieme? Devi dirmelo tu.
Ho enfatizzato le differenze, perché su quelle si svolgerà la battaglia politica e si conteranno consensi e dissensi.
CHI DI “RI” SI ISCRIVE AL PLI E’ PREGATO DI DARMENE NOTIZIA ALL’INDIRIZZO MAIL QUI SOTTO. ECCO LE ISTRUZIONI PER ISCRIVERSI AL PLI. PREGO I SIMPATIZZANTI DI RI CHE VOLESSERO ISCRIVERSI DI COMUNICARMELO ALL’INDIRIZZO E-MAIL guzzanti_p@camera.it
Mercoledì 28 Gennaio 2009Gli amici liberali sono invitati a rinnovare l’iscrizione al Partito per il 2009, l’iscrizione è indispensabile per aggiornare l’elenco degli aderenti attivi sul territorio. Si ricorda che solo i tesserati con tessera d’iscrizione valida per l’anno corrente potranno partecipare al Congresso Nazionale.
La quota del tesseramento 2009 è di 52 € , riducibili a metà per i giovani fino a 30 anni.
Modulo Iscrizione 2009
Nella costituzione di un presidio liberale oltre agli iscritti (la cui quota d’iscrizione è di 52 euro) sono previsti gli aderenti (con una quota annuale di 10 euro) i quali possono partecipare alle assemblee senza diritto di voto.
Modulo Iscrizione 2009
Le coordinate bancarie per il versamento delle quote sono :
Banco di Napoli - Agenzia n. 1 - c/c n. 27008192 ? ABI 01010 - CAB 03201 - CIN W
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Potete rivolgervi anche al presidio liberale più vicino a voi, per informazioni contattare il coordinatore delle attività internet del PLI alla pagina dei contatti
Segreteria del partito
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UNA NUOVA AVVENTURA PER “RIVOLUZIONE ITALIANA”: MI HANNO PROPOSTO DI RESISTERE CON VOI AL TENTATIVO BERLUSCONIANO DI IMPOSSESSARSI DEL MARCHIO DEL PARTITO LIBERALE, QUELLO DI EINAUDI E MALAGODI, PER FARNE UN TROFEO DA APPENDERE SUL CAMINETTO DI BERLUSCONI. LO SCOPO E’ OVVIO: IMPEDIRE CHE RINASCA UN PARTITO, L’UNICO CHE ABBIA IL POTERE DI OFFRIRE UN PORTO SICURO A TUTTI I LIBERI E LIBERALI ITALIANI DELUSI E ANZI INFURIATI PER LA MAGGIORDOMOCRAZIA E LA MIGNOTTOCRAZIA. TUTTO E’ NATO IERI, MA I TEMPI SONO STRETTI. IL 20 FEBBRAIO CI SARA’ IL CONGRESSO E OCCORRE PRESENTARSI IN MASSA. RIVOLUZIONE ITALIANA E’ IL NUOVO PICCOLO ORMEGGIO DELLA DEMOCRAZIA LIBERALE E VI PREGO DI ADERIRE E DARE IL VOSTRO CONTRIBUTO INTELLIGENTE E PATRIOTTICO, COME SEMPRE.
Mercoledì 28 Gennaio 2009ECCO che cosa bolle in pentola. Sta per svolgersi a febbraio il Congresso del Partito Liberale Italiano, quello di Einaudi e di Malagodi, che non è mai morto e che è rimasto ibernato. Il marchio prestigioso esiste e si è formata su questo partito una nuova attesa. Vi dico subito che mi interessa e mi interessa perché sta accadendo un fatto nuovo che mi inquieta. Di che cosa si tratta?
Due vecchi amici, Arturo Diaconale e Marco Taradash, il primo direttore de l’Opinione e il secondo un valoroso ex deputato radicale di eccellenti qualità, sembra che abbiano purtroppo ricevuto l’imput da Silvio Berlusconi di entrare nel PLI, legarlo, imbavagliarlo e portarne la testa per il muro dei trofei sopra la scrivania di Berlusconi.
Del resto, perché due uomini certamente di grandi qualità e totalmente berlusconiani sarebbero stati inviati con la benedizione del capo ad entrare in un partito che non è il loro?
La ragione è ovvia: si tratta di compiere quell’operazione che i vecchi trotskisti chiamavano “entrismo”: si entra in un altro partito e se ne cattura la maggioranza, se ne determina la linea politica, lo si anestetizzza, lo si uccide e se ne fa un gatto impagliato. In questo modo non si rischia più che possa mordere e predare sulla scena politica, facendo valere i suoi valori, la sua storia e la sua identità.
Quale il senso politico di una tale “mission impossible”? Ovvio: impedire che il PLI rinasca acome forza autonoma e che possa dare fastidio al nuovo Frankestein “Forza Italia/PDL” fornendo agli italiani liberali e delusi il prodotto originario: e cioè il Partito Liberale Italiano, la più antica e gloriosa bandiera politica insieme a quella del vecchio partito socialista di Treves, Turati e Matteottti.
Del resto, se il PLI non avesse valore e non costituisse una minaccia, perchè questo interesse?
Qualcuno di voi già griderà: ma basta ! abbiamo fatto tanto per sgomberare la strada della politica togliendo di mezzo partitini e partitucoli, e adesso ricicciamo con il Partito liberale?
Dico subito che il mio modello di politica e di coalizione è quella del GOP, Grand Old Party, ovvero il Partito repubblicano americano che, come è noto, non è un partito, ma una coalizione, una costellazione di partiti, movimenti, fondazioni, lobby, blogs. In un tale tipo di coalizione un giovane e scattante Partito liberale ci sta benissimo e può raccogliere e rivitalizzare tutto ciò che il berlusconismo illiberale ha ammazzato.
Berlusconi in questi giorni ha pià volte indicato la democrazia liberale e i suoi strumenti - Costitutizione, Parlamento - come impacci, impicci, fastidi: i famosi “lacci e lacciuoli” di cui ha sempre parlato con fastidio e insofferenza.
Ora, io non avrei pensato a una cosa del genere se non ci trovassimo di fronte a questa iniziativa berlusconiana: Taradash e Diaconale si sono candidati - loro che sono belusconiani puri del PDL - come presidente e segretario del Partito liberale.
Perché? Perché quel partito costituisce l’unico marchio di una identità libera, storica, risorgimentale, onesta e laica che poss potenzialmente far ombra a quel che resta di Forza Italia negli scogli della difficile fusione con AN.
Tutti i liberali italiani che avevano creduto in una rivoluzione “liberale” berlusconiana, me per primo, sono delusi e anzi amareggiati.
Invece di una rivoluzione liberale hanno avuto una presa di potere del berlusconismo centrato sui suoi soli due cardini: mignottocrazia (non necessariamente e non soltanto sessuale, ma anche) e “maggiordomocrazia”: il potere redistribuito fra famigli, segretarie, avvocati di casa, cuochi, giardinieri, cerusichi, maggiordomi ed autisti.
Ieri abbiamo dato l’annuncio dle progetto di legge per le primarie obbligatorie affinché il popolo scelga i suoi candidati e non si ritrovi i soliti noti scelti dal Palazzo.
Ricevo telefonate da tutta Italia di gente che non ne può più e che chiede un diverso sbocco per alloggiare i loro ideali.
Ebbene, accade ora un fatto nuovo maturato nelle ultime ore: gli amici del Partito Liberale mi chiedono se sono disposto a combattere con loro una battaglia per resistere a questa invasione e tentativo di rapimento e mettere in salvo il partito liberale.
Io ho risposto che ci penserò, ma sono già favorevole: i tempi però sono stretti e propendo per il sì. Il tutto è avvenuto ieri nel corso di conversazioni politiche di cui adesso non posso dare i dattagli.
Ho posto come condizione quella di poter portare nel Partito liberale il marchio e gli iscritti che lo desiderassero di Rivoluzione Italiana.
A questo punto mi rivolgo a tutti voi.
Chi ci sta lo dica. chi non ci sta, idem.
Il piano è quello di riportare in vita il PLI, presentarlo alle Europee dove avrebbe ottime probabilità se non la sicurezza di fare almeno un deputato.
Ma pià che altro si tratterebbe di mettere in salvo la Tortuga delle donne e degli uomini liberi e fornir loro vascelli, armi democratiche e rivoluzionarie, speranza e bandiera.
In Parlamento si potrebbe pensare già di cotituire un punto di raccordo per dare vita e spazio al dissenso in tutte le case, dal PDL al PD e riaprire la stagione abortita nel 1992 ai tempi dei referendari. Vi dico anche che sono in costante contatto con Mario Segni e con i referendari.
Molto si muove e noi siamo sulla prora di un vascello agile, moderno, scattante, pieno di gente ribelle e dunque libera.
Una nuova pagina dell Rivoluzione Italiana sta per aprirsi.
Chi ci sta, si prepari ad aderire, come membro di Rivoluzione Italiana, iscrivendosi al nuovo partito òoberale entro la prima decade di febbraio.
Questo ci potrebbe permettere di presentarci in forze al congresso del nuovo partito che si terrà intorno al 20 febbraio.
E’ una nuova grande avventura nata per caso ma anche nata grazie alla stima di cui godiamo e del fatto che questo nostro piccolo porto di mare è diventato ormai un ormeggio della democrazia.
