Grande prova di Starace che supera Verdasco (da cui aveva sempre perso), in un torneo nel quale lo spagnolo aveva da difendere una semifinale, e quindi avversario motivatissimo, mentre Bracciali finisce per dare ragione alle scelte di Barazzutti, perdendo 63 61 dal lucky loser Navarro Pastor, buon giocatore di challenger. Evidentemente la spalla gli fa proprio male.
Bolelli è già nei quarti a Casablanca, dopo aver battuto in tre set sia Montcourt (giocatore francese da challenger), sia Chistophe Rochus, il meno forte dei due fratelli belgi, ma giocatore che vanta un quanto di finale ad Amburgo. Se Bol vincesse anche domani con Economidis dovrebbe fare il sospirato ingresso nei primi 100.
Seppi conferma tutte le sue difficoltà psicologiche perdendo quasi senza lottare con il qualificato colombiano Falla, che fino a ieri aveva vinto solo un match a livello atp sulla terra in carriera.
Insomma: è vero che ogni torneo fa storia a se, che ogni partita è diversa, etc. ma per quanto si è visto oggi il principale rimpianto del match di Davis è non aver fatto giocare Starace al posto di Seppi contro Sela. Credo proprio che almeno quel punto lo avremmo portato a casa, anche se poi forse non sarebbe cambiato l’esito finale della sfida…
Noto poi che con il ritorno sulla terra rossa qualche partita in più i nostri iniziano a vincerla. Forse ha ragione la rivista tennis italiano, che ritiene che i nostri giocatori siano troppo terra-dipendenti ed esorta i circoli ad AUMENTARE IL NUMERO DI CAMPI VELOCI SU CUI ORGANIZZARE L’ATTIVITA’ AGONISTICA.
Ma anche qui (come per molti altri aspetti della vita del paese) mi pare che siamo in una situazione di conflitto generazionale: chi glielo spiega ai vecchi soci anziani (che costituiscono la principale fonte di entrate per i club) abituati alla beneamata terra rossa che devono mettere a repentaglio le già sofferenti articolazioni per dare modo ai giovani dell’agonistica di imparare a giocare sul duro?
La questione è attuale anche alla luce della riforma del calendario dei Master Series progettata dall’Atp, che si risolverà probabilmente in un ulteriore aumento dei tornei giocati sul cemento.
Faccio infine notare che a Barcellona, fucina dei talenti di Spagna, sulla collina del Montjuice c’è il centro che la federazione spagnola mette a disposizione dei propri giocatori e dei relativi team privati. In essa, vi sono una serie di campi che replicano fedelmente le superfici su cui si giocano 3 slam su 4. Oltre alla terra, infatti vi sono campi identici al rebound ace australiano e campi in cemento USA.
E noi?