Lettera aperta ad Arturo Diaconale.
Caro Diaconale ho sempre provato disagio di fronte a camerati e camerieri e trovo il tuo tono decisamente squadrista. Io non ho offeso nessuno dicendo quello che tutti sanno, fino all’ultima sezione di Forza Italia. E cioè che stuoli di forzisti hanno ricevuto l’ordine di tesserarsi al PLI per far vincere il ticket composto da te e da Taradash per ricondurre all’ovile berlusconiano un PLI che dà fastidio per stravagante inclinazione verso la libertà, verso il pluralismo e la democrazia.
So per esperienza diretta e lungamente vissuta che essere fissati con l’esercizio della libertà nel Popolo della Libertà equivale a dichiararsi gay ed ebreo davanti alle SS. Sono sicuro che fraintenderai, per cui evito di spiegare.
Tu dici che io abbandono il PDL per “questioni personali”? E cioè, di grazia?
Certo, per me è un fatto personale l’immoralità e l’indecenza dell’amicizia strettissima fra il brigante internazionale Vladimir Putin, consideralo il mandante di molti omicidi fra cui quello della Politkovskaia e del mio collaboratore Sasha Litvinenko, e Silvio Berlusconi. Lascio stare la realpolitik. Parlo dell’indecenza del caso personale, intimo.
E’ un motivo personale la morte per asfissia del Parlamento della Repubblica? Sì, hai ragione, è un fatto personale che io ho denunciato da tre mesi sul Giornale e con pubbliche dichiarazioni.
E’ un fatto personale considerare scandalosa la selezione del personale di governo con scelta di fidanzate, personale di servizio e di mezzo servizio?
Hai ragione, è personale. E’ la mia personale indignazione. E’ un fatto personale.
Tu dici che io ti considero un infiltrato berlusconiano nel PLI? No, io ti considero un legittimo aspirante alla segreteria, quanto chiunque altro, in totale sintonia con il capo di un altro partito concorrente, che si chiama Berlusconi. Gli infiltrati devono fare corsi alla Lubianka o alle Frattocchie, e non mi risulta che tu abbia seguito tali corsi.
Poi, quali altri “motivi personali”? Ho detto e gridato quel che penso, l’ho scritto, detto nei miei discorsi alla Camera, l’ho detto in Commissione Esteri, l’ho scritto nei miei articoli. Vuoi insinuare che ci siano motivi personali di che genere? Spiegalo. Oppure abbi la decenza di tacere.
Trasformi poi in un atto d’accusa la mia carriera giornalistica le cui tappe fondamentali (ma non uniche) sono Avanti!, Repubblica, La Stampa e il Giornale, tappa quest’ultima che tu, con competenza aziendale, definisci “passare al servizio del Cavaliere”.
Tutti possono giudicare quanto sono e sono stato “al servizio” del Cavaliere. Basta leggersi la serie di violentissimi miei articoli contro Forza Italia pubblicati nel settembre-ottobre del 2006 e che provocarono un terremoto in quel Partito, e da quel terremoto nacque il mio blog e il mio movimento “Rivoluzione Italiana”.
Ma la cosa più singolare è la tua senilità politica là dove dovrebbe trovarsi la tua serietà politica. Tu, che trasformi la mia carriera di giornalista tra i migliori di questo disgraziato Paese in un sudicio atto di accusa, dimentichi – ecco la senilità – che proprio io sono stato per molto tempo un collaboratore de l’Opinione da te diretta, quando era un settimanale. E la mia collaborazione fu di pura militanza.
Cos’è, dimentichi quello che non ti fa comodo?
Io ho sempre trovato poi dei gran cialtroni tutti coloro che per attaccare me chiamano in causa i miei figli o per attaccare i miei figli chiamano in causa me, come ha fatto quella Statista che risponde cinguettando al nome di Maria Rosaria Carfagna. E tu non sei da meno. Metti in mezzo l’attrice Sabina Guzzanti in una polemica con me.
E tu vorresti guidare il Partito liberale? Ma tu non dovresti guidare neanche la bocciofila di Casalpusterlengo, amico mio. Mi sembra che il tuo unico merito sia stato quello di aver trasformato l’Opinione settimanale, sulla quale scrivevo io negli anni Novanta nell’Opinione quotidiano, un giornale che vive soltanto di provvidenze pubbliche ovvero con i soldi dei contribuenti.
Tu vuoi dunque parlare di politica e vuoi un dibattito. Ho già detto di sì: sala, tempi, luogo, telecamere, radio radicale, pubblicità e diffusione su Internet. Quando vuoi, dove vuoi.
Si apra questa discussione e si chiuda questo equivoco.
Paolo Guzzanti
RIPRODUCO DI NUOVO IL TESTO DI DIACONALE COMPARSO SUL SITO DEL PLI
“Invito Paolo Guzzanti e Stefano De Luca ad un pubblico dibattito da tenere entro la prossima settimana. Così chiariremo chi è liberale, chi è’ maggiordomo o quinta colonna, chi ha paura del rinnovamento e di è fuori di testa. E’ la reazione di Arturo Diaconale, il direttore de “L’opinione” che in occasione del prossimo congresso del Pli si candida alla segreteria in sostituzione di Stefano De Luca, all’accusa mossagli da Paolo Guzzanti di voler fare dell’ “entrismo” nel partito dei liberali su ordine di Berlusconi per fare del Pli un “gatto impagliato” da appendere sul camino del Cavaliere. “Per continuare a conservare il ruolo di segretario che ricopre da oltre dieci anni, Stefano De Luca ha chiesto aiuto a Paolo Guzzanti, in uscita dal Pdl per questioni personali. E Guzzanti, probabilmente ancora in piena sindrome da commissione Mitrokin, non ha trovato di meglio che accusarmi di essere una sorta di infiltrato del berlusconismo dentro il mondo liberale. Ma non sono io ad entrare in un partito che non è il mio. Ricordo a Guzzanti, che dirigo “L’opinione” da quando era organo del Pli e che da allora ad oggi ho sempre fatto parte degli organi direttivi di questo partito. Ma soprattutto che rappresento da lungo tempo una delle poche voci libere ed autonome e libere dell’area liberale e laica. Uno che nasce come socialista all’ “Avanti”, ha successo all’ombra di Eugenio Scalfari, si trasforma nell’interprete autentico di Francesco Cossiga e poi passa al servizio del Cavaliere come vice direttore del giornale di famiglia e come più volte parlamentare di Forza Italia e del Pdl, non ha titoli per farmi alcun tipo di lezione.
Rispetto, comunque, la scelta di Stefano De Luca di farsi difendere da Guzzanti. Ma non posso non rilevare che forse avrebbe fatto meglio a rivolgersi alla figlia Sabina, che in tema di antiberlusconismo è sicuramente più coerente e credibile del padre. Alle polemiche personali, comunque, preferisco quelle politiche. E quindi invito Guzzanti e De Luca a confrontarsi con me in un pubblico dibattito sul futuro ruolo del Pli. Io, come sostengo da sempre, lo vorrei indipendente ed autonomo all’interno del centro destra. Per meglio difendere, in sintonia con il proprio elettorato potenziale i valori di libertà della persona e del mercato. Loro chiariscano, invece, se contano di trasformare il più antico e nobile partito italiano nello strumento di miseri risentimenti personali”.
Arturo Diaconale