Archivio di Gennaio 2009

Borsellino e il profumo di libertà

Giovedì 29 Gennaio 2009

video_borsellino_roma.jpg

Salvatore Borsellino a piazza Farnese

Ieri in Piazza Farnese nessuno ha offeso Napolitano. Lo dimostrano i video disponibili in Rete. Se è necessario possono testimoniarlo le migliaia di persone presenti. E' vero invece che è stato rimosso uno striscione con la scritta: "Napolitano dorme.L'Italia insorge" dalla Polizia. La prossima volta scriveremo che: "Napolitano è sveglio ed è anche un bell'uomo".
Ieri in Piazza Farnese hanno parlato i familiari delle vittime di mafia, non era una manifestazione politica, io sono stato invitato e ho aderito, così come hanno fatto Travaglio, Vulpio, Di Pietro e altri. Ieri in Piazza Farnese le parole importanti sono state quelle di Salvatore Borselllino, di Sonia Alfano e le loro accuse con nomi e cognomi a persone che occupano alte cariche dello Stato. Nessuna delle loro parole è stata riportata dall'informazione. Schifani ha espresso la sua solidarietà a Napolitano per un'offesa che non gli è mai stata rivolta. Il Senato, ridotto a un gruppo di penose comparse, ha applaudito in piedi. Nessuna parola in Senato per i caduti di mafia, per i fatti gravissimi denunciati dai loro familiari.
I nostri dipendenti fanno quasi tenerezza quando non fanno anche schifo. Uno schifo misto a tenerezza. Gli stiamo togliendo il giocattolo e fanno i capricci.
Il discorso di Salvatore Borsellino in piazza Farnese sarà ricordato come l'orazione funebre della seconda Repubblica.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Sommario:
Come Arancia Meccanica
Eroi in fila per andare a morire
Quel fresco profumo di libertà
Mancino mente

Testo:

"Grazie a tutti.
Ringrazio soprattutto quei tanti ragazzi, quelle tante persone che ho incontrato oggi qui e che vengono da tutte le parti d'Italia. Sono quei ragazzi che incontro quando vado in giro per l'Italia a gridare la mia rabbia e a cercare di suscitare nella gente quella indignazione che ritengo che tutti dovrebbero avere nel vedere il baratro nel quale stanno facendo precipitare il nostro Paese.
Vedete, ieri Sonia Alfano mi ha telefonato e mi ha detto: “dobbiamo proiettare un video nel quale si vedranno delle immagini crude, delle immagini della strage di Paolo”.
Mi ha chiesto se poteva farlo, se sarei stato in qualche maniera colpito, sconvolto. Quelle immagini non mi sconvolgono affatto, vorrei che venissero proiettate ogni giorno in televisione, perché la gente si rendesse conto di quello che è stato fatto. Si rendesse conto di qual è il sangue sul quale si fonda questa disgraziata Seconda Repubblica, che capisse che è fondata sul sangue di quei morti. Vedere quelle immagini non mi sconvolge. Una cosa mi sconvolge: vedere le immagini di quelle stragi dopo aver visto quelle due persone che prima parlavano di Dell'Utri, delle bombe che metteva Mangano, e ridevano.
Ridevano, ghignavano rispetto a quelle cose: questo mi sconvolge.

Come Arancia Meccanica

Vorrei che quelle due persone venissero messe in una cella come mettevano quegli assassini di Arancia Meccanica, aprirgli gli occhi e costringerli a vedere, vedere, vedere, vedere in continuazione quelle stragi. Ecco quello che vorrei.
Io ho visto oggi quelle stragi e mi sono ricordato di una cosa che mi ha detto Gioacchino Genchi, che è arrivato sul luogo della strage due ore dopo il fatto. Io ci misi cinque ore a sapere che mio fratello era morto perché la televisione dava notizie contraddittorie: forse è stato ferito un giudice, forse sono stati feriti uomini della scorta. Fu mia mamma che, cinque ore dopo, mi telefonò dall'ospedale e mi disse: “tuo fratello è morto”.
C'era qualcuno, però, che si chiamava Contrada che lo seppe ottanta secondi dopo che mio fratello era stato ucciso e io vorrei, io chiedo, io grido: voglio che queste cose vadano a finire nelle aule di giustizia!
Che ci siano processi per queste complicità che ci sono state all'interno dello Stato!
L'avete sentito di cosa parlavano Berlusconi e Dell'Utri: ecco perché vogliono impedire le intercettazioni, perché quelle cose non possiamo, non dobbiamo sentirle.
Non dobbiamo sentirle se no ci rendiamo conto di quella che è la classe politica che ci governa, ci rendiamo conto di chi oggi ha occupato le istituzioni.Il più grande vilipendio alle istituzioni è che queste persone indegne di occupare quei posti occupino le istituzioni. Questo è il vilipendio alle Istituzioni e allo Stato.
E' il fatto che una persona che è stata chiamata “Alfa”, in un processo che non è potuto andare avanti perché è stato bloccato, come tutti gli altri processi che riguardano i mandanti occulti e esterni, possa occupare un posto così alto all'interno delle nostre Istituzioni.
Genchi arrivò in quella piazza due ore dopo la strage, mi ha raccontato che aveva conosciuto Emanuela Loi un mese prima perché faceva da piantone alla Barbera.
Era una ragazza che non era stata addestrata per fare il piantone, per fare la scorta a un giudice in alto pericolo di vita come Paolo Borsellino. Eppure quel giorno era lì a difendere con il suo corpo, e nient'altro che con quello, Paolo Borsellino. Questi sono gli eroi, non quelli di cui parlano Berlusconi e Dell'Utri, dicendo che Vittorio Mangano è un eroe.

Eroi in fila per andare a morire

Gli eroi sono questi ragazzi che il giorno dopo la morte di Falcone, ce n'erano cento tra poliziotti e Carabinieri, si misero in fila dietro la porta di Paolo per chiedergli di far parte della sua scorta.
Se erano messi in fila per andare a morire, perché Paolo sapeva che sarebbe morto. Quei ragazzi, mettendosi in fila dietro la porta di Paolo, sapevano che sarebbero morti anche loro.
Gioacchino Genchi mi raccontò che due ore dopo la strage, arrivando in via D'Amelio vide i pezzi di Emanuela Loi che ancora si staccavano dall'intonaco del numero 19 di via D'Amelio.La riconobbe perché c'erano dei capelli biondi insieme a quei pezzi.
I pezzi di quella ragazza vennero messi in una bara, vennero riconosciuti perché era l'unica donna che faceva parte della scorta, vennero mandati a Cagliari.Sapete cosa venne fatto? Quello che chiamiamo Stato ha mandato ai genitori di Emanuela Loi la fattura del trasporto di una bara quasi vuota da Palermo a Cagliari. Questo è il nostro Stato. Questo è lo Stato che ha contribuito ad ammazzare Paolo Borsellino e io vi racconto queste cose non per farvi commuovere, non per farvi piangere. Non è il tempo di piangere.
E' il tempo di reagire, di lottare, è il tempo di resistenza! Il tempo di opporsi a questo governo che sta togliendo il futuro ai nostri ragazzi, che ci sta consegnando un Paese senza futuro. E la colpa è nostra che abbiamo permesso che tutto questo succedesse.
Quando Cossiga dice - dopo la manifestazione degli universitari che hanno capito che in Italia si sta cercando di distruggere l'istruzione perché l'istruzione può portare alla resistenza, anche durante il fascismo le scuole erano centri di resistenza e i ragazzi l'hanno capito - e Cossiga cosa ha detto? Ha detto che bisogna mettere infiltrati in mezzo a quei ragazzi perché rompano vetrine, perché vengano distrutte macchine perché le ambulanze sovrastino le altre sirene. Si augura addirittura che venga uccisa qualche donna, qualche bambino perché si possano manganellare quei ragazzi.
Dobbiamo essere noi a metterci davanti a loro, siamo noi che ci meritiamo quelle manganellate per avere permesso che il nostro Paese diventasse quello che è diventato. Un Paese che non è degno di stare nel mondo civile, siamo peggio della Colombia.
Genchi è arrivato in via D'Amelio due ore dopo la strage, ripeto, si è guardato intorno e ha visto un castello. Ha capito che non poteva essere che da quel posto fu azionato il telecomando che ha provocato la strage.
Genchi allora è andato in quel castello, ha cercato di identificare le persone che c'erano dentro, mediante le sue tecniche. Ha capito che da quel castello partirono delle telefonate che raggiungevano cellulari di mafiosi. Perché Genchi ha quelle capacità, le sue conoscenze tecniche sono enormi, egli è in grado, dagli incroci dei tabulati telefonici e non dalle intercettazioni, di riuscire a inchiodare i responsabili di quella strage.
Ecco perché si sta cercando di uccidere Genchi, ecco perché così come hanno ucciso i magistrati si cerca di uccidere anche Genchi. Questo è il vero motivo: per togliere un'altra arma a quello che è la parte sana di Stato che è rimasta.
Cercano di uccidere Genchi, hanno ucciso dei magistrati. Io ieri ho sentito un magistrato – uno di questi uccisi senza bisogno di tritolo – che mi ha detto: “avrei preferito essere ucciso col tritolo piuttosto che così, giorno per giorno, come stanno facendo”. I magistrati oggi, chi ancora cerca di combattere la criminalità organizzata, non viene più ucciso con il tritolo, viene ucciso in maniera tale che la gente non se ne accorga neanche, non reagisca.

Quel fresco profumo di libertà

Le stragi del 1992 portarono a quella reazione dell'opinione pubblica, a quello che mi ero illuso di riconoscere come quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo. Quel profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e fin della complicità. Quel puzzo che oggi ci sta sommergendo. Il puzzo dal quale oggi non possiamo stare lontani perché sta permeando tutto il nostro Stato, tutta la nostra vita politica, tutte le nostre istituzioni.
Io, dopo la morte di Paolo, arrivai a dire che se Dio aveva voluto che Paolo morisse perché il nostro Paese potesse cambiare allora avrei ringraziato Dio di averlo fatto morire. Questo era il sogno di Paolo, Paolo sarebbe stato felice di sapere che era morto per questo.Oggi, guardate il baratro nel quale siamo precipitati: io ringrazio Dio che Paolo sia morto, che non venga ucciso come stanno uccidendo De Magistris, Apicella, Clementina Forleo. Io ringrazio Iddio che Paolo non venga ucciso in questa maniera. Che messaggi ci arrivano dalla magistratura? Il presidente dell'Anm dice: “abbiamo dimostrato che la magistratura possiede gli anticorpi per reagire”. E' una vergogna che un magistrato possa dire queste parole! La magistratura ha dimostrato, semmai, di avere al suo interno quelle cellule cancerogene che la stanno distruggendo, e così come hanno vissuto e pervaso tutte le istituzioni, la classe politica. La magistratura, nei suoi organi superiori, ha dimostrato di essere corrotta al suo interno.
Ormai il cancro sta entrando in metastasi anche negli organi di governo della magistratura.

Mancino mente

Non è difficile, se pensiamo che a vice presidente del Csm, quello che dovrebbe essere l'organo di autogoverno della magistratura, c'è una persona indegna, indegna!, come Mancino! Una persona che mente! Mente spudoratamente dicendo di non avere incontrato Paolo Borsellino il primo luglio del 1992, quando sicuramente a Paolo Borsellino venne prospettata quella ignobile, scellerata trattativa tra lo Stato e la criminalità organizzata per cui Paolo Borsellino è stato ucciso. Perché Paolo non può aver fatto che mettersi di traverso rispetto a questa trattativa, questo venire a patti con la criminalità che combatteva, con chi poco più di un mese prima aveva ucciso quello che era veramente suo fratello, Giovanni Falcone. Paolo non può che essere rimasto così sdegnato da opporsi a questa trattativa e a quel punto andava eliminato, e in fretta.
Tant'è vero che il telecomando della strage di via D'Amelio fu premuto. Queste cose non sono potute arrivare al dibattimento perché tutti i processi sono stati bloccati.
Genchi ha dimostrato che quel telecomando era nel castello Utveggio, dove c'era un centro del Sisde, i servizi segreti italiani, è da lì che è arrivato il comando che ha provocato la strage.
Ecco perché Genchi deve essere ucciso anche lui. Hanno ucciso Paolo Borsellino, hanno ucciso Giovanni Falcone e adesso uccidono anche Genchi, De Magistris, tutti i giudici che cercano di arrivare alla verità.
Così qualunque giudice che arriva a toccare i fili scoperti muore, non si può arrivare a quel punto perché oggi gli equilibri che reggono questa seconda repubblica sono basati sui ricatti incrociati che si fondando sull'agenda rossa.
Un'agenda rossa sottratta dalla macchina ancora in fiamme di Paolo Borsellino, in cui queste trattative, queste rivelazioni che in quei giorni gli stavano facendo pentiti come Gaspare Mutolo, come Leonardo Messina erano sicuramente annotate. Quell'agenda doveva sparire, è questo uno dei motivi della strage. Quell'agenda doveva sparire, su quell'agenda io credo che si basano buona parte dei ricatti incrociati su cui si fonda questa seconda repubblica.
E allora Mancino non può venirmi a dire che non ricorda di aver incontrato Paolo Borsellino! Non può soprattutto adoperare quel linguaggio indegno che adopera. Dice: “Io non posso ricordare se fra gli altri giudici c'era anche Paolo Borsellino, che non conoscevo fisicamente”. Ma Mancino non hai visto chi era quel giudice vestito con la sua toga che trasportava la bara di Falcone? Non l'hai visto? Non ti interessavano quelle immagini? Eri ministro dell'interno e non ti interessava che cosa stava succedendo in Italia in quei giorni?
Non ti interessava, a fronte di quell'agenda che ho mostrato e nella quale c'è scritto: “ore 19.30 Mancino” scritto di pugno autografo da Paolo? Lui ha mostrato un calendarietto in cui non c'era scritto niente, l'ha mostrato semplicemente e c'erano tre frasi con gli incontri della settimana.
E' questo quello che fanno i nostri ministri, oltre che cercare di accordarsi con la criminalità organizzata. E' per questo che è stato ucciso mio fratello: perché mio fratello si è messo di traverso rispetto a questa trattativa, per questo doveva essere ucciso. Io chiedo, e non smetterò di chiederlo finché avrò vita, che sia fatta giustizia, che vengano cacciati dalle istituzioni quelle persone che sono complici di quello che è successo. Non che venga data l'impunità a chi dovrebbe essere sottoposto a processi e invece non può essere neanche indagato, intercettato, non si può fare nulla.
Dobbiamo subire, stanno adottando la tecnica della frana, per cui ci hanno infilato in un'acqua che a poco a poco si riscalda e la gente non si accorge il punto a cui arriviamo.
Attenzione! Attenti! Stiamo precipitando nel baratro e da questo baratro dobbiamo uscire perché lo dobbiamo ai nostri morti. Lo dobbiamo a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Emanuela Loi, a questi che veramente sono eroi. Dobbiamo riappropriarci del nostro Paese, questo Paese è nostro, lo Stato siamo noi! Non queste persone che indegnamente occupano le istituzioni.
Vi lascio con tre parole che un altro dei giudici che hanno tentato di uccidere ha detto, ed è quello che dobbiamo fare, l'unica cosa che ci resta da fare prima di cadere in un regime dal quale non ci potremo più districare: resistenza! Resistenza! Resistenza!"


Commenti (1988) | Commenti piu' votati | Scrivi | Invia il tuo video | Iscriviti | Autenticati | Invia ad un amico | | GrilloNews | La Settimana

Questo e’ un Paese da rifare

Giovedì 29 Gennaio 2009

travagliofarnese.jpg

Piazza Navona come Piazza Farnese, stesso film, stesso giornalismo, stessi titoli, stessi Tg, stessa politica, coriacei, immobili, e compatti contro la verità, l’informazione libera ed i cittadini. Quella piazza, convocata dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, ha urlato per difendere la giustizia, la democrazia.

Le parole di verità si chiamavano Marco Travaglio, Salvatore Borsellino, Carlo Vulpio, Sonia Alfano, Beppe Grillo, Pancho Pardi. Di loro, e delle loro parole, nessuna traccia questa mattina, se non in Rete.

Ai direttori della disinformazione è bastata una frase estrapolata dal mio discorso, per costruire la “loro notizia”, alla quale si sono aggiunte dichiarazioni bipartisan, o meglio “monopartisan” del mondo politico.
CasiniDi Pietro umilia l’opposizione”, Cesa e Cuffaro umiliano gli italiani.
CicchittoIdv partito qualunquista e forcaiolo”, lo preferisco a truffatore e mafioso.
E a seguire, Fassino, Finocchiaro, Follini, fino all’ultimo usciere di palazzo Madama, in un'orgia di dichiarazioni deliranti, patetiche e false. Avessero intervistato anche Previti, Dell’Utri e Provenzano, sarebbe stato perfetto.

La realtà è che quella piazza ha difeso la democrazia, ha difeso Luigi De Magistris, Clementina Forleo, Luigi Apicella vittime della mafia anche loro, quella che sempre più si infiltra nelle istituzioni, quella che uccide senza pallottole, ma con la carta stampata ed i Tg, le nuove armi di distruzione di massa. Nessuno ha parlato della luna, tutti intenti a guardare il dito perché è vietato guardare la luna. La luna ha un nome, “Why not”, e parla di miliardi di finanziamenti europei che scompaiono nel nulla ogni anno in Calabria e che finiscono nelle tasche della criminalità organizzata e dei partiti politici. Linfa vitale della dittatura in cui siamo scivolati.

Lo striscione esposto a Piazza Farnese non offendeva il Presidente Napolitano, e nemmeno io l’ho fatto. Le decine di video pubblicati in Rete mi danno ragione. I cittadini mi danno ragione ed io do ragione a Beppe Grillo quando dice che “questo è un Paese da rifare”.

Grazie agli organizzatori, che non sono dell’Italia dei Valori, altra menzogna, ma dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato, dal palco, dalla piazza e dalla Rete.



P.s. Avviso ai navigantiSul sito di Repubblica stanno censurando i messaggi più scomodi favorevoli a Di Pietro. Io stesso sono stato censurato, senza aver scritto nessuna volgarità. Il paragrafo dei commenti è quello sulla notizia di Di Pietro.

Postato da: Scaglio Girolamo

TARADASH SCRIVE: NON CREDERE A QUEL CHE TI HANNO DETTO. VOGLIAMO LE PRIMARIE, MA MAI A SINISTRA. LA MIA RISPOSTA: BERLUSCONI HA DATO QUEL CHE POTEVA, DA ADESSO MAI PIU’ SOTTO IL SUO COMANDO. QUANTO ALLA SINISTRA, SI TRATTA DI CHIAMARE GLI ITALIANI DELUSI DI TUTTE E DUE LE PARTI PERCHE’ E’ FINITA LA DISTINZIONE MEDIOEVALE FRA DESTRA E SINISTRA. E’ ORA DI LIBERTA’, VERITA’ E DEMOCRAZIA

Mercoledì 28 Gennaio 2009

SCRIVE TARADASH

Caro Paolo, chiedi alcuni chiarimenti, sulle primarie e sulle alleanze. Confermo quello che già ti hanno scritto Gionata Pacor e Fabio Pazzini. Le primarie le vogliamo eccome, e regolamentate per legge. Quindi, Paolo, attendiamo la tua proposta, anche se siamo sicuri - come te, immagino - che non avrà seguito in questo parlamento. Occorre impegnarsi in ogni modo e sede per cambiare. o almeno denunciare, questa legge che ha formalizzato il carattere oligarchico del sistema politico italiano trasformando il parlamento in un’assemblea delle onorificenze.

Sul rapporto fra Pli e Pdl: non è intenzione mia né di Diaconale portare il Pli nel Pdl. L’Ho detto e ripetuto sin dall’inizio (ma se non ti vogliono ascoltare hai voglia a gridare!). Anzi, la mia decisione di ri-iscrivermi al Pli (dopo la felice esperienza nella Gli che feci nel pleistocene, fra i 18 e i 25 anni) nasce proprio dalla convinzione che questo Popolo della Libertà, se nascerà, nascerà da una mediazione al ribasso, che probabilmente chiuderà anche gli ultimi spiragli di partecipazione politica sopravvissuti in Fi e An all’avvitamento organizzativo.

Sulle alleanze: visto che un partito non è una fondazione culturale e gli elettori si aspettano, o dovrebbero aspettarsi, anche qualche capacità di incidere sulla realtà, il problema me lo pongo. Il mio slogan è: da soli se necessario, col Pdl se possibile, a sinistra mai. Dove “se necessario” significa se non si creano le condizioni per affermare in piena libertà la propria diversità su ogni tema, a partire dalle libertà civili, dalla difesa del mercato, dalla democrazia politica; se possibile (col Pdl) significa se viene riconosciuta la dignità di cui sopra e dato nell’alleanza lo spazio che ci saremo meritati e guadagnati; mai (a sinistra) perché con questo Pd, un fritto misto di postcomunisti, cattocomunisti e cattolici ultrà, con Di Pietro e la banda giustizialista, con gli antagonisti, antiamericani, antisionisti, antitav e antitutto non c’è ragione di alleanza. Sono convinto, oltretutto, che gli elettori che cercano soluzioni liberali, generalmente le cercano a destra, e, visto che in gran parte non le trovano, potrebbero forse interessarsi a un Pli che uscisse dal suo lungo letargo. A sinistra non credo siano molti a cercarle, e in ogni caso sarebbe difficile per chiunque far meglio o di più dei radicali.

Ecco qua. Capisci bene che quanto ti scrivo, e ho scritto in queste settimane, non si concilia per nulla con quel che ti hanno raccontato sull’input dall’alto dei cieli, che non c’è stato (e, visto che mi conosci, non ci poteva essere). Ma se tutto questo piccolo imbroglio è servito a rimetterci in contatto e a far scoccare la scintilla di un’iniziativa che veda unite le nostre buone e indomite volontà, evviva! 

RISPOSTA DI GUZZANTI

Caro Marco, il piccolo imbroglio, come lo chiami, è produttivo. Mi ha detto De Luca che Diaconale è rimasto molto male ed ha avuto parole aspre. Poco male. Io non ho accusato te e Arturo di malvagità. Ho riferito quel che in molti mi hanno detto: e cioè che era in corso una operazione politica, perfettamente legittima e che io non desidero per il bene degli italiani liberi, o maglio: aspiranti liberi.

Sono felice di poter immaginare un cammino insieme, ma voglio essere però drasticamente chiaro, come è mio costume. Io penso che oggi l’area liberale (ancora) non esista e vada costruita.

Penso che Berlusconi abbia tradito tutto il grande popolo di chi voleva un’Italia che compisse la rivoluzione liberale che ci è stata negata dalla storia a causa della chiesa, del partito comunista (1921) e del partito fascista (1922 e poi 1925).

Poi la guerra fredda e la Dc e tutto quel che sappiamo: è la nostra vita.

Berlusconi – politicamente e idealmente – ha tradito. Ha fatto un’altra cosa che io lodo costantemente e che gli riconosco come merito: ha costruito un partito il partito democraticamente affidabile di destra che mancava. Ce l’ha fattaà, è al governo, la democrazia ha avuto una gamba che non aveva. Non è una bella gamba, ma può migliorare. E’ la gamba liberale? Assolutamente no. E’ la gamba di destra.

Ora manca la gamba di sinistra per far marciare la democrazia. Il PD è purtroppo un abortino. La sinistra radicale è scomparsa colpita dal meteorite elettorale, il dipietrismo avanza su una prateria non presidiata e proponendo come forma di costituzione il codice penale.

Dunque io non dirò mai come te “mai a sinistra”, non perché io voglia fare o trasformare un partito liberale in una forza di sinistra, ma perché penso che un tale partito DEVE essere un punto di approdo, un rifugio, una Tortuga, un porto franco, per tutti i delusi del bipartitismo.

Io sono per il bipartitismo, ma all’americana: non un partitone sovietico/fascista come il Frankestein che sta nascendo (pieno di ottime menti anche liberali, ma ibernate nella glaciazione) ma una miriade di partiti, fondazioni, lobbies, giornali, gruppi di opinione, che soltanto in fase elettorale si costituiscono in cartello e praticando le primarie creano le liste volute dagli elettori.

Ma oggi il bipartitismo è malato, è già morto e puzza e spurga tossine. Siamo già in camera di rianimazione e un Partito liberale è esattamente quella stanza in cui cure speciali ed energiche vengono somministrate.

Dunque due sono le differenze che colgo fra la tua e la mia linea politica, ferme restando le numerose e solide coincidenze.

La prima è che io non credo più assolutamente nel valore trainantem propulsivo, buono di Berlusconi e del berlusconismo. Quel poco che poteva dare l’ha dato, capitolo chiuso, avanti il prossimo. Dunque io sono pronto a impugnare le armi che non ho, pur di impedire che il PLI possa un giorno, inavveritamente, finire nella sua panoplia di teste tagliate, partiti svuotati, zombies.

La seconda differenza sta nel fatto che io credo nell’apertura agli italiani di sinistra, che non devono essere respinti ma attratti, soddisfatti, compresi, assimilati perché accolti. Io sul mio blog ho già realizzato questo picolo esperimento in vitro: gente di dx e sx si parla, promuove e vuole le stesse cose.

 

Ne abbiamo piene le palle del mondo tolemaico e pre-galileiano della destra e della sinistra. E’ l’ora della verità. E’ l’ora della libertà. E’ l’ora della responsabilità. E’ l’ora della democrazia,

Quindi: mai più con Berlusconi come leader, e apertura all’Italia delusa sia dal PDL che dal PD.

Vedi bene che non è cosa da poco. Io sono un pazzo sconsiderato e ci credo.

Credere porta fortuna.

Essere onesti – e tu lo sei, come certamente lo è Diaconale – porta fortuna se si è anche promotori di un grande progetto. Prima di tutto sognare e progettare l’impossibile.

Questo è il sogno di Obama, la lezione di Obama, e te lo dice uno che era per McCain finché non ho visto Obama esporre la sua politica.

Allora: riusciremo a lavorare insieme? Devi dirmelo tu.

Ho enfatizzato le differenze, perché su quelle si svolgerà la battaglia politica e si conteranno consensi e dissensi.

CHI DI “RI” SI ISCRIVE AL PLI E’ PREGATO DI DARMENE NOTIZIA ALL’INDIRIZZO MAIL QUI SOTTO. ECCO LE ISTRUZIONI PER ISCRIVERSI AL PLI. PREGO I SIMPATIZZANTI DI RI CHE VOLESSERO ISCRIVERSI DI COMUNICARMELO ALL’INDIRIZZO E-MAIL guzzanti_p@camera.it

Mercoledì 28 Gennaio 2009

Gli amici liberali sono invitati a rinnovare l’iscrizione al Partito per il 2009, l’iscrizione è indispensabile per aggiornare l’elenco degli aderenti attivi sul territorio. Si ricorda che solo i tesserati con tessera d’iscrizione valida per l’anno corrente potranno partecipare al Congresso Nazionale.

La quota del tesseramento 2009 è di 52 € , riducibili a metà per i giovani fino a 30 anni.

Modulo Iscrizione 2009

Nella costituzione di un presidio liberale oltre agli iscritti (la cui quota d’iscrizione è di 52 euro) sono previsti gli aderenti (con una quota annuale di 10 euro) i quali possono partecipare alle assemblee senza diritto di voto.
Modulo Iscrizione 2009

Le coordinate bancarie per il versamento delle quote sono :

Banco di Napoli - Agenzia n. 1 - c/c n. 27008192 ? ABI 01010 - CAB 03201 - CIN W

IBAN IT49 W010 1003 2010 0002 7008 192 BIC IBSPITNA

Potete rivolgervi anche al presidio liberale più vicino a voi, per informazioni contattare il coordinatore delle attività internet del PLI alla pagina dei contatti

Segreteria del partito

La sede Nazionale del Partito Liberale Italiano è in via Ignazio Guidi 4, Roma.

Puoi contattarci ai seguenti numeri Tel-Fax 06 45505081

Per contattare la segreteria di Roma tramite Email puoi usare questo indirizzo di posta elettronica segreteria@partitoliberale.it

Gli orari di apertura della Segreteria Nazionale del PLI sono i seguenti:

Tutti i giorni feriali dalle ore 09.00 alle ore 12.30, martedì, mercoledì, giovedì 09.00-1800

Potete anche rivolgervi al servizio Live Help, quando online, cliccando sull’aposita icona in basso.

Addetto Stampa

info@partitoliberale.it

Tel. 347 9652981

Coordinatore del sito e delle attività internet del PLI

Tutti i giorni feriali dalle ore 11.30 alle 19.30

Tel. 0532 812144 Fax 0532 325260

Festivi, urgenze, mobile Cell. 347 9652981

Contatto Email

info@partitoliberale.it

http://www.partitoliberale.it/

UNA NUOVA AVVENTURA PER “RIVOLUZIONE ITALIANA”: MI HANNO PROPOSTO DI RESISTERE CON VOI AL TENTATIVO BERLUSCONIANO DI IMPOSSESSARSI DEL MARCHIO DEL PARTITO LIBERALE, QUELLO DI EINAUDI E MALAGODI, PER FARNE UN TROFEO DA APPENDERE SUL CAMINETTO DI BERLUSCONI. LO SCOPO E’ OVVIO: IMPEDIRE CHE RINASCA UN PARTITO, L’UNICO CHE ABBIA IL POTERE DI OFFRIRE UN PORTO SICURO A TUTTI I LIBERI E LIBERALI ITALIANI DELUSI E ANZI INFURIATI PER LA MAGGIORDOMOCRAZIA E LA MIGNOTTOCRAZIA. TUTTO E’ NATO IERI, MA I TEMPI SONO STRETTI. IL 20 FEBBRAIO CI SARA’ IL CONGRESSO E OCCORRE PRESENTARSI IN MASSA. RIVOLUZIONE ITALIANA E’ IL NUOVO PICCOLO ORMEGGIO DELLA DEMOCRAZIA LIBERALE E VI PREGO DI ADERIRE E DARE IL VOSTRO CONTRIBUTO INTELLIGENTE E PATRIOTTICO, COME SEMPRE.

Mercoledì 28 Gennaio 2009

ECCO che cosa bolle in pentola. Sta per svolgersi a febbraio il Congresso del Partito Liberale Italiano, quello di Einaudi e di Malagodi, che non è mai morto e che è rimasto ibernato. Il marchio prestigioso esiste e si è formata su questo partito una nuova attesa. Vi dico subito che mi interessa e mi interessa perché sta accadendo un fatto nuovo che mi inquieta. Di che cosa si tratta? 

Due vecchi amici, Arturo Diaconale e Marco Taradash, il primo direttore de l’Opinione e il secondo un valoroso ex deputato radicale di eccellenti qualità, sembra che abbiano purtroppo ricevuto l’imput da Silvio Berlusconi di entrare nel PLI, legarlo, imbavagliarlo e portarne la testa per il muro dei trofei sopra la scrivania di Berlusconi. 

Del resto, perché due uomini certamente di grandi qualità e totalmente berlusconiani sarebbero stati inviati con la benedizione del capo ad entrare in un partito che non è il loro?

La ragione è ovvia: si tratta di compiere quell’operazione che i vecchi trotskisti chiamavano “entrismo”: si entra in un altro partito e se ne cattura la maggioranza, se ne determina la linea politica, lo si anestetizzza, lo si uccide e se ne fa un gatto impagliato. In questo modo non si rischia più che possa mordere e predare sulla scena politica, facendo valere i suoi valori, la sua storia e la sua identità.

Quale il senso politico di una tale “mission impossible”? Ovvio: impedire che il PLI rinasca acome forza autonoma e che possa dare fastidio al nuovo Frankestein “Forza Italia/PDL” fornendo agli italiani liberali e delusi il prodotto originario: e cioè il Partito Liberale Italiano, la più antica e gloriosa bandiera politica insieme a quella del vecchio partito socialista di Treves, Turati e Matteottti.

Del resto, se il PLI non avesse valore e non costituisse una minaccia, perchè questo interesse?

Qualcuno di voi già griderà: ma basta ! abbiamo fatto tanto per sgomberare la strada della politica togliendo di mezzo partitini e partitucoli, e adesso ricicciamo con il Partito liberale? 

Dico subito che il mio modello di politica e di coalizione è quella del GOP, Grand Old Party, ovvero il Partito repubblicano americano che, come è noto, non è un partito, ma una coalizione, una costellazione di partiti, movimenti, fondazioni, lobby, blogs. In un tale tipo di coalizione un giovane e scattante Partito liberale ci sta benissimo e può raccogliere e rivitalizzare tutto ciò che il berlusconismo illiberale ha ammazzato.

Berlusconi in questi giorni ha pià volte indicato la democrazia liberale e i suoi strumenti - Costitutizione, Parlamento - come impacci, impicci, fastidi: i famosi “lacci e lacciuoli” di cui ha sempre parlato con fastidio e insofferenza.

Ora, io non avrei pensato a una cosa del genere se non ci trovassimo di fronte a questa iniziativa berlusconiana: Taradash e Diaconale si sono candidati - loro che sono belusconiani puri del PDL - come presidente e segretario del Partito liberale.

Perché? Perché quel partito costituisce l’unico marchio di una identità libera, storica, risorgimentale, onesta e laica che poss potenzialmente far ombra a quel che resta di Forza Italia negli scogli della difficile fusione con AN.

Tutti i liberali italiani che avevano creduto in una rivoluzione “liberale” berlusconiana, me per primo, sono delusi e anzi amareggiati.

Invece di una rivoluzione liberale hanno avuto una presa di potere del berlusconismo centrato sui suoi soli due cardini: mignottocrazia (non necessariamente e non soltanto sessuale, ma anche) e “maggiordomocrazia”: il potere redistribuito fra famigli, segretarie, avvocati di casa, cuochi, giardinieri, cerusichi, maggiordomi ed autisti.

Ieri abbiamo dato l’annuncio dle progetto di legge per le primarie obbligatorie affinché il popolo scelga i suoi candidati e non si ritrovi i soliti noti scelti dal Palazzo.

Ricevo telefonate da tutta Italia di gente che non ne può più e che chiede un diverso sbocco per alloggiare i loro ideali.

Ebbene, accade ora un fatto nuovo maturato nelle ultime ore: gli amici del Partito Liberale mi chiedono se sono disposto a combattere con loro una battaglia per resistere a questa invasione e tentativo di rapimento e mettere in salvo il partito liberale.

Io ho risposto che ci penserò, ma sono già favorevole: i tempi però sono stretti e propendo per il sì. Il tutto è avvenuto ieri nel corso di conversazioni politiche di cui adesso non posso dare i dattagli.

Ho posto come condizione quella di poter portare nel Partito liberale il marchio e gli iscritti che lo desiderassero di Rivoluzione Italiana.

A questo punto mi rivolgo a tutti voi.

Chi ci sta lo dica. chi non ci sta, idem.

Il piano è quello di riportare in vita il PLI, presentarlo alle Europee dove avrebbe ottime probabilità se non la sicurezza di fare almeno un deputato.

Ma pià che altro si tratterebbe di mettere in salvo la Tortuga delle donne e degli uomini liberi e fornir loro vascelli, armi democratiche e rivoluzionarie, speranza e bandiera.

In Parlamento si potrebbe pensare già di cotituire un punto di raccordo per dare vita e spazio al dissenso in tutte le case, dal PDL al PD e riaprire la stagione abortita nel 1992 ai tempi dei referendari. Vi dico anche che sono in costante contatto con Mario Segni e con i referendari.

Molto si muove e noi siamo sulla prora di un vascello agile, moderno, scattante, pieno di gente ribelle e dunque libera.

Una nuova pagina dell Rivoluzione Italiana sta per aprirsi.

Chi ci sta, si prepari ad aderire, come membro di Rivoluzione Italiana, iscrivendosi al nuovo partito òoberale entro la prima decade di febbraio.

Questo ci potrebbe permettere di presentarci in forze al congresso del nuovo partito che si terrà intorno al 20 febbraio.

E’ una nuova grande avventura nata per caso ma anche nata grazie alla stima di cui godiamo e del fatto che questo nostro piccolo porto di mare è diventato ormai un ormeggio della democrazia.