Darfur: il Sudan cede alla pressione di Usa e Onu

ONU - Il tiro alla fune tra Sudan e Nazioni Unite continua. Ma, dopo le minacce del presidente Bush e la scoperta degli aerei governativi dipinti come quelli dell’Onu che attaccavano i ribelli e i profughi, il presidente Omar Hassan al-Bashir si sente molto meno sicuro.
Kartum è stata infatti costretta a rivedere il suo atteggiamento intransigente e di sfida verso la comunità internazionale. “Il brutale trattamento dei civili in Darfur - ha affermato l’altro ieri il presidente americano - è inaccettabile. Inaccettabile per me, per gli americani e per le Nazioni Unite”. Gli Stati Uniti, assieme ll’Inghilterra, stanno preparando una relazione che sarà sottoposta la prossima settimana al Consiglio di Sicurezza. Dal 2004 più di 200mila uomini sono stati uccisi in Darfur e almeno 2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare la propria casa per scappare dai combattimenti fra le forze governative, le milizie alleate di Janjaweed e i gruppi ribelli.


Le ripetute violazioni ai più basilari diritti umani hanno così convinto Washington e Londra a
proporre una serie di sanzioni economiche contro Kartum. Spaventato dalle
possibili conseguenze, il governo sudanese ha immediatamente annunciato che faciliterà alcune delle procedure per permettere alle Nazioni Unite di supportare al meglio la missione di pace che l’Unione africana sta già conducendo nel Darfur. Questa apertura da parte del Sudan è una delle operazioni preliminari necessarie a mettere in moto il cosiddetto “Meccanismo tripartito”: un piano che dovrebbe portare le forze dell’Onu a integrarsi con quelle africane al fine di garantire la pace. Anche la visita che lunedì l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Antonio Guterres, effettuerà in Sudan va in questa direzione. Il funzionario dell’Onu cercherà infatti di capire
come riuscire a migliorare i servizi di prima assistenza nelle zone più a rischio.
La seconda fase del meccanismo tripartito sarà l’istituzione di una forza ibrida Onu-Ua composta da circa 17mila soldati e 3mila ufficiali di polizia per la maggior parte africani. Ed è stato proprio sul colore dei caschi blu che le trattative si erano arenate fino a lunedì scorso. Quando Kartum, con alle spalle Russia e Cina, è riuscito ad ottenere da parte delle Nazioni Unite l’impegno a lasciare le operazioni in mano a una maggioranza di soldati africani.
La missione di pace in Sudan costerà circa 300milioni di dollari nei primi sei mesi. Le Nazioni Unite invieranno 2200 soldati, 350 poliziotti e 1100 civili. 21 milioni di dollari saranno invece spesi per medicinali e generi di primo soccorso.
Questo sulla carta. In realtà le trattative si presentano difficili e incerte.
Lo sforzo della comunità internazionale è quello di evitare un secondo Ruanda. E questa volta sia l’America che l’Onu sembrano uniti nel raggiungimento dello stesso obiettivo.

Luca Bolognini
Giampaolo Pioli

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