Csd: lo Zimbabwe conquista la presidenza
ONU – Uno schiaffo all’Occidente. Lo Zimbabwe, la nazione con il tasso d’inflazione più alto del mondo, oltre il 2mila e 200 per cento, ha ottenuto sabato la presidenza della Commissione per lo sviluppo economico sostenibile (Csd) delle Nazioni Unite.
La vittoria è il frutto dell’alleanza che gli stati africani hanno stretto contro Europa, Stati Uniti e Canada. Venerdì sera infatti sono stati 26 contro 21, con tre astenuti, i voti a favore di Francis Nhema, il ministro dell’Ambiente e del turismo zimbabwese.
La presidenza del Csd cambia ogni dodici mesi e quest’anno spettava a uno stato africano.
La scelta di Harare desta comunque più di una perplessità. La disoccupazione affligge quasi l’80 per cento della popolazione e il governo è accusato di essersi macchiato di gravi crimini contro l’umanità. Secondo Freedom House lo Zimbabwe è uno degli stati più repressivi del mondo e si classifica tra gli stati non liberi nello speciale rapporto che l’istituto di ricerca americano compila ogni anno.
“Siamo davvero delusi dal risultato di queste elezioni - ha dichiarato Dan Reifsnyder, vice sottosegretario all’Ambiente e alla scienza per il Dipartimento di Stato americano -. La vittoria di Nhema mette in discussione la credibilità dell’organismo stesso. Non è possibile che a capo del Csd sieda un paese considerato il granaio dell’Africa e che ora non riesce nemmeno più a nutrire se stesso”.
Boniface Chidyausiku, l’ambasciatore dello Zimbabwe alle Nazioni Unite, è stato di tutt’altro avviso: “I paesi occidentali – ha riferito – devono imparare a rispettare le scelte del gruppo africano”.
Un reportage dallo Zimbabwe
Quel che è certo è che lo Zimbabwe sta attraversando una delle peggiori crisi economiche da quando si è guadagnato l’indipendenza dall’Inghilterra nel 1980. Cibo, gasolio, medicine, elettricità e altri generi di prima necessità scarseggiano. E il prossimo anno, se la situazione non cambierà, l’inflazione raggiungerà il 4mila per cento.
Il presidente Robert Mugabe, che è alla guida del paese fin dal 1980, è stato largamente criticato per la sua politica di ridistribuzione delle terre. Il tentativo di equilibrare i rapporti tra i latifondisti bianchi e i neri (per la maggior parte braccianti senza alcuna proprietà) si sarebbe rivelato catastrofico. La misurazione dei campi sarebbe avvenuta in modo caotico e l’alto tasso di corruzione non avrebbe di certo facilitato le operazioni.
Le critiche non hanno tuttavia scalfito l’aplomb di Nehma. “Non credo – ha fatto notare il nuovo presidente – che sia il momento giusto per puntare il dito unicamente su di noi. Sapremo dimostrarci all’altezza”.
