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Il mestiere di doppio genitore

SONO una madre single, il mio ragazzo, a sua volta “unico” come figlio, ha undici anni, la scuola ed io lo tiriamo su sereno. Però ogni tanto mi preoccupo: sentirà nella crescita il vuoto della paternità?
Francesca M., Firenze

VORREI trasferire alla lettrice fiorentina un segnale rassicurante: ci sono figli ottimi di genitori unici e figli pessimi di genitori in coppia. A mia madre, vedova a 27 anni con cinque figli, nessuno di noi ha negato da adulto buone soddisfazioni. Resta globalmente la stranezza di una società sempre più spesso mononucleare nelle sue famiglie. Questa caratteristica, straordinaria nella storia dell’umanità, mette su spalle solitarie troppi compiti educativi, incide sulla frequenza dei rapporti fra docenti e genitori. Se il padre non c’è, molte madri riescono a fare anche questa parte, spesso in modo eccellente. Più raro è per il padre un risultato ottimo quando la madre non c’è o è scarsa nelle sue attenzioni alla prole. La statistica ci dà le dimensioni di questa monogenitorialità: l’Istat informa che sono due milioni le famiglie con un solo genitore, e in 80 su 100 di esse i bambini possono contare soltanto sulla mamma. Su 100 mamme single, 53 sono vedove, 40 separate o divorziate, 7 sono sole per libera scelta. Il mestiere più difficile è quello della madre separata o già divorziata: alla sua intelligente pazienza si affida il compito indispensabile di tenere l’adolescente lontano da rivalità, rancori, aspri ricordi, riuscendo ad essere amica discreta di riflesso anche per l’immagine di un uomo che non se lo merita, risparmiando al figlio ogni eco di ostilità nei confronti dell’ex compagno, evitando ogni veleno, ogni polemica di rimbalzo. Che cosa fa di concreto lo Stato per rendere più facile la vita di donne sole e coraggiose ? Qualcosa, almeno nei propositi degli ultimi anni, ma troppo poco, come è stato riconosciuto nella conferenza di Firenze sulla famiglia.

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